XXV Domenica del Tempo Ordinario – Anno A (2026)
La generosità di Dio: «I miei pensieri non sono i vostri pensieri»
Le letture di questa domenica ci invitano a entrare nel cuore misterioso e generoso di Dio. Esse ci interpellano, perché Dio non agisce sempre secondo i nostri calcoli umani. Isaia ci ricorda: «I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie, oracolo del Signore». San Paolo ci parla del significato della propria vita e del suo desiderio di rimanere fedele a Cristo, mentre il Vangelo ci presenta la sorprendente parabola degli operai della vigna. Al centro delle tre letture troviamo una domanda fondamentale: Ci fidiamo abbastanza di Dio da permettergli di essere veramente Dio, anche quando le sue vie sono diverse dalle nostre?
1. «Cercate il Signore mentre si fa trovare»
Isaia ci invita alla conversione: «Cercate il Signore mentre si fa trovare, invocatelo mentre è vicino». Il profeta ci ricorda che la misericordia di Dio è infinitamente più grande dei nostri calcoli umani. Spesso pensiamo di sapere come Dio dovrebbe agire. Abbiamo le nostre idee su chi meriti il perdono, chi meriti una seconda possibilità e chi sia stato abbastanza fedele da ricevere la benedizione di Dio. Ma Isaia ci dice che i pensieri di Dio sono più alti dei nostri. L’invito, quindi, non consiste semplicemente nel credere in Dio, ma nel permettere a Dio di trasformare il nostro modo di pensare. A volte desideriamo che Dio perdoni gli altri, ma non troppo facilmente. Chiediamo giustizia quando siamo stati feriti, ma invochiamo misericordia quando siamo noi ad aver sbagliato. Possiamo diventare come il fratello maggiore della parabola del figlio prodigo, oppure come gli operai del Vangelo di oggi, che si lamentano perché altri hanno ricevuto la stessa generosità.
La misericordia di Dio può talvolta metterci in difficoltà, proprio perché è più grande di ciò che, secondo i nostri criteri, le persone meritano.
2. Gli operai della vigna
Gesù ci parla di un padrone che esce più volte durante la giornata per invitare degli operai a lavorare nella sua vigna. Alcuni iniziano a lavorare di buon mattino, altri a mezzogiorno e altri ancora soltanto verso la fine della giornata. Alla fine, tutti ricevono la stessa paga. Gli operai che hanno lavorato per l’intera giornata sono scontenti. Dal punto di vista umano, possiamo comprendere la loro reazione. Essi ragionano in base alle ore lavorate. Pensano in termini di merito, di confronto e di giustizia. Ma il padrone risponde: «Sei invidioso perché io sono buono?».
Qui troviamo il cuore del Vangelo. La parabola non vuole anzitutto insegnarci qualcosa sugli stipendi o sulla giustizia economica. Gesù ci rivela la generosità di Dio. L’amore di Dio non è qualcosa che possiamo guadagnare accumulando meriti. La grazia è sempre un dono. Il problema dei primi operai non era il fatto di aver lavorato troppo. Il loro lavoro era buono. Il problema nacque quando cominciarono a pensare che il loro lavoro desse loro il diritto di giudicare la generosità del padrone. Possiamo cadere nella stessa tentazione.
Potremmo dire:
«Sono stato fedele per tanti anni; perché una persona arrivata più tardi dovrebbe ricevere la stessa grazia?»
«Ho fatto tanti sacrifici; perché Dio sembra benedire qualcuno che ha fatto così poco?»
«Sono sempre stato nella Chiesa; perché una persona che ritorna dopo tanti anni dovrebbe essere accolta con tanta gioia?»
Il Vangelo ci invita a esaminare il nostro cuore. Sappiamo gioire quando un’altra persona sperimenta la misericordia di Dio, oppure ci confrontiamo continuamente con lei?
3. Dio non ci ama secondo i nostri calcoli
Gli operai della vigna ci insegnano che il confronto può distruggere la gratitudine. Quando guardiamo ciò che un’altra persona ha ricevuto, possiamo facilmente dimenticare ciò che Dio ha già donato a noi. I primi operai avevano avuto il privilegio di essere chiamati fin dal mattino. Avevano trascorso l’intera giornata nella vigna. Eppure, invece di essere riconoscenti, divennero risentiti perché qualcun altro aveva ricevuto la generosità del padrone. Quanto spesso accade anche nella nostra vita! Confrontiamo le famiglie, le carriere, i ministeri, i risultati, le benedizioni e persino la nostra vita spirituale. Guardiamo un’altra persona e ci chiediamo: «Perché lui? Perché lei? Perché non io?». Ma l’amore di Dio non è una risorsa limitata. La benedizione ricevuta da un’altra persona non diminuisce l’amore che Dio ha per noi. Il perdono concesso a un’altra persona non ci priva del nostro perdono. Il successo di un’altra persona non diminuisce la nostra dignità.
La vigna appartiene a Dio e tutto ciò che riceviamo da Lui è, in definitiva, grazia.
4. San Paolo: «Per me vivere è Cristo»
La seconda lettura ci offre un bellissimo esempio di una persona che ha imparato ad affidare completamente la propria vita nelle mani di Dio. Paolo dice: «Per me vivere è Cristo».
Egli sa che la sua vita non appartiene a se stesso. Sia che rimanga in vita, sia che muoia, il suo desiderio è glorificare Cristo. La sua vita è diventata un’offerta. Egli arriva persino a dire che desidererebbe lasciare questa vita per essere con Cristo, ma riconosce anche che rimanere in vita può essere necessario per il bene degli altri. Questa è la maturità cristiana: non chiedersi anzitutto «Che cosa voglio io?», ma domandarsi: «Signore, che cosa vuoi che io faccia della mia vita?»
Questo atteggiamento si collega profondamente al Vangelo. Gli operai che si lamentavano erano concentrati su ciò che pensavano di meritare. Paolo, invece, è concentrato su ciò che può donare.
5. «Le mie vie sono più alte delle vostre vie»
La prima lettura e il Vangelo si incontrano in modo particolarmente significativo. Isaia dice: «Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri». E Gesù ci mostra concretamente che cosa questo significhi: Dio è più generoso di noi. Dio non ama secondo i nostri calcoli. Dio non smette di cercare la persona che è rimasta fuori dalla vigna. Esce ancora e ancora: alla terza ora, alla sesta, alla nona e persino all’undicesima ora. È una bellissima immagine della pazienza di Dio. Forse ci sono persone che sentono di essere arrivate troppo tardi. Qualcuno potrebbe pensare: «Ho sprecato troppi anni». Un altro potrebbe dire: «Ho commesso troppi errori». Qualcun altro ancora potrebbe pensare: «Dio non può avere ancora un posto per me». Il Vangelo ci dice il contrario. Non è mai troppo tardi per rispondere all’invito di Dio. Il Dio della vigna continua a uscire alla ricerca delle persone.
6. Un invito alla conversione
Le letture di oggi ci invitano, dunque, a due conversioni. La prima è la conversione del cuore: dobbiamo permettere a Dio di perdonarci e di accogliere la sua misericordia. La seconda è la conversione del nostro modo di guardare gli altri: dobbiamo imparare a gioire quando la misericordia di Dio raggiunge anche loro. La comunità cristiana non dovrebbe mai diventare un luogo in cui le persone vengono continuamente ricordate di quanto siano arrivate tardi o di quanti errori abbiano commesso. Dovrebbe essere una vigna nella quale ogni persona possa incontrare la generosità di Dio. C’è sempre posto per un altro operaio. C’è sempre posto per un altro peccatore che desidera ricominciare. C’è sempre posto per chi ritorna dopo molti anni. C’è sempre posto, perché la grazia di Dio non si esaurisce. In conclusione Il Vangelo di oggi termina con una frase che ci interpella profondamente: «Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi». Gesù rovescia i nostri calcoli umani. La domanda non è: «Quanto merito?» La domanda più profonda è: «Quanto ho ricevuto da Dio che non avrei mai potuto meritare?» Se partiamo da questa consapevolezza, la gratitudine prende il posto della gelosia, la misericordia prende il posto del giudizio, il servizio prende il posto della competizione e il confronto lascia spazio alla gioia.
Impariamo a dire con san Paolo: «Per me vivere è Cristo». Cerchiamo il Signore mentre si fa trovare. E non abbiamo mai paura della generosità di Dio, nemmeno quando la sua generosità si estende a persone che, secondo i nostri criteri, pensiamo siano arrivate troppo tardi. Perché questa è la buona notizia del Vangelo: la misericordia di Dio non arriva secondo i nostri tempi.
Arriva secondo la generosità del suo cuore.
Buona e santa domenica a tutti!