«Anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri» (Giovanni 13,14).
Questa parte finale del Vangelo di Giovanni (capitoli 13-20) è nota come il «Libro della Gloria». L’Ultima Cena, o pasto pasquale, fu l’incontro d’addio di Cristo con i Dodici. Fu accompagnata da parole e azioni di significato eterno, che i discepoli non compresero appieno, ma che oggi ci appaiono più chiare. Sapendo che la sua «ora» era giunta, Gesù dimostrò il suo amore per i suoi seguaci fino alla fine.
La notte simboleggiava le tenebre sataniche. Richiamava il passaggio dell’angelo della morte sull’Egitto prima che gli Israeliti fuggissero dal Faraone (Prima lettura). Cristo sarebbe asceso al Padre, inaugurando un nuovo Esodo per l’umanità, liberandola dal peccato.
Gesù conosceva gli orrori che lo attendevano, ma sapeva anche che sarebbe risorto nella gloria. Il male era presente a tavola, nel discepolo che lo avrebbe tradito. Sebbene il Padre gli avesse affidato ogni cosa, Gesù si spogliò delle vesti, si avvolse un asciugamano intorno al capo e lavò i piedi dei discepoli, diventando così loro servitore. Questo atto di umiltà servì da esempio ai suoi discepoli. È simile alla scena in cui Mosè lava Aronne e i suoi figli nel giorno della loro consacrazione al sacerdozio (Levitico 8,6). Cristo esortò i suoi discepoli a fare lo stesso (Vangelo), stabilendo nuovi standard di leadership attraverso l’umiltà e anticipando l’umiliazione della croce. Imitiamo Gesù nella virtù dell’umiltà.