Domenica delle Palme
L’ingresso a Gerusalemme significa, per Gesù, avvicinarsi al compimento della sua opera.
Durante gli anni della vita pubblica ha annunciato il Regno, ha chiamato i discepoli e guarito molti nel corpo e nello spirito. Adesso il tempo è compiuto: egli entra nella città che uccide i profeti; la sua identità e il suo messaggio si rivelano pienamente, e non senza conseguenze.
L’episodio inizia con uno strano ordine che Gesù fa ai discepoli, relativo a un’asina e un puledro legati, che devono essere sciolti perché “il Signore ne ha bisogno”. L’immagine di questo puledro che porta Gesù può essere uno spunto di riflessione per noi. Si specifica che esso è legato e che i discepoli devono slegarlo. Ciò che Cristo prende non è rubato né ristretto per essere posseduto (infatti “li rimanderà subito”) ma è tramite perché Gesù ami gli uomini.
Per farsi strumenti di Cristo non si può essere legati e avere idoli o padroni. Così è per noi: quando il Signore ci chiama non è per appropriarsi indebitamente della nostra vita, ma per liberarci dalle catene che ci legano e per poterlo “portare” al mondo, ognuno con la propria vocazione, nell’umiltà, come uomini liberi.
Gesù entra a Gerusalemme compiendo le profezie, suscitando giubilo e benedizioni da parte della folla, che stende i mantelli come per l’investitura del re. Egli entra in città senza le insegne del potere, su un’asina, confondendo coloro che attendevano un Messia guerriero. È “colui che viene nel nome del Signore”: viene in nome di Dio, come Figlio, non in nome di se stesso.
L’ingresso di Gesù mette la città in agitazione, crea un terremoto: è il fermento della storia che giunge alla pienezza, di ogni tensione che tocca la massima intensità. Alcuni aspettano che Egli scateni una sommossa, già i farisei concordano di ucciderlo. Il rabbi di Nazareth, su un’umile cavalcatura, è il Re: accolto, frainteso e tradito, non si sottrarrà a nulla, neanche alla morte, per rivelare il vero volto del Padre e mostrare che un’altra vita è possibile.
DOMANDE PER UNA RIFLESSIONE PERSONALE:
Sono buono? Come analizzo il mio modo di fare?
Faccio ciò che penso quello che per me è giusto o mi consulto con la mia comunità?
So percepire l’azione di Dio nella vita degli altri?
Quale vestito posso deporre a terra, quale ramoscello devo agitare?
So farmi umile come Cristo nel servizio del prossimo?
Quali sono i semi di vita che germogliano e si dispiegano nella mia vita?
Chi sono io e dove mi trovo in mezzo a questa folla?
Le nostre comunità sanno essere portatrici di pace in mezzo alla gente?
O si rinchiudono nella paura e nel sospetto dell’altro che ci viene incontro, come ha fatto Gerusalemme?
Quali parole di speranza devo ascoltare per comunicare veramente a questa gioia?
Qual è la mia speranza di donna (consacrata) per me stessa, per gli esclusi, per la Chiesa e per il mondo?
Quale parole di speranza posso offrire ai cuori spezzati?
Buona Settimana Santa e Buona preparazione verso la Santa Pasqua.