La mia vocazione e il significato della vita consacrata oggi
Per essere un vero discepolo, bisogna iniziare con l’umiltà e giungere fino al sacrificio. Coloro che intendono dedicare il proprio tempo, la propria conoscenza e le proprie forze agli altri, e che sono disposti a rinunciare al proprio ego, alla famiglia e persino alla propria vita, devono vivere nell’umiltà. Occorre spogliarsi dell’arroganza e rivestirsi di umiltà e prudenza. Perché? Perché nel mondo in cui viviamo oggi tutto è molto trasparente e ricco di opportunità. In alcuni luoghi si può essere considerati inutili; in altri, si può essere sfruttati. Poiché le opportunità sono ovunque, è essenziale camminare in stretta comunione con Dio. Dobbiamo anche ricordare il comando di Dio: essere semplici come colombe e prudenti come serpenti.
La chiamata alla vita consacrata può apparire semplice, ma in realtà è tutt’altro che facile. Lo stile di vita e l’abbigliamento sono semplici, ma la dimensione spirituale è molto più esigente di quanto sembri. Lungo il cammino si incontrano molte tentazioni. Tuttavia, la vita non è sempre un sentiero spinoso né sempre un letto di rose. La luna d’argento non splende sempre, e le difficoltà non durano per sempre. I fiori non sono sempre profumati, né la tristezza deve essere sopportata in eterno. Dio offre sempre una via d’uscita insieme alla prova. Proprio come l’oro viene purificato dal fuoco, ho compreso che Dio mi ha messo alla prova attraverso varie difficoltà per vedere se la mia chiamata fosse autentica. Grazie a questa consapevolezza, sono riuscita a superare con successo le prove. «Ti basta la mia grazia, perché la mia potenza si manifesta pienamente nella debolezza» (2 Corinzi 12,9). Per me, questa grazia è stata davvero sufficiente. In ogni situazione, in ogni difficoltà e in ogni lotta, Dio mi ha sempre donato insegnamenti e forza spirituale.
Con questo spirito, desidero riflettere sulle meravigliose opere di Dio nella mia vita narrando il mio cammino vocazionale come sorella SMF. Credo che l’inizio della mia vocazione risalga ai tempi della scuola materna. Un giorno, annoiata dall’andare all’asilo, seguii una suora che si stava recando in chiesa per sistemare i fiori. Quando la vidi avvicinarsi al santuario per decorarlo, pensai, con la mentalità di una bambina, che solo una suora fosse autorizzata a entrare in quel luogo sacro. Da quel momento decisi che un giorno anch’io avrei avuto l’opportunità di arrivare in quel posto.
Da allora iniziai a parlare con Dio, sviluppando l’abitudine di non andare mai a dormire senza pregare e coltivando il desiderio di diventare suora. Crescendo, la mia determinazione diventava ogni giorno più forte, più profonda e più solida. Nelle questioni mondane pregavo costantemente di non smarrire la strada e iniziai a recitare novene. Vedere alcune ragazze più grandi esprimere il desiderio di diventare suore e poi cedere alle tentazioni del mondo mi rattristava per Dio e mi faceva anche temere per me stessa. Pregavo così: «Non desidero altro che la fedeltà; permettimi di seguirti. Se non mi è possibile diventare suora, fa’ almeno che io sia una Zetama (una volontaria nell’evangelizzazione). Se completerò gli studi, concedimi semplicemente di ottenere la sufficienza», e così via. Avevo una profonda paura di seguire le mode del mondo e di allontanarmi da Dio, incapace di controllare i miei pensieri.
Alla fine, le mie preghiere furono esaudite. Tuttavia, Dio mise alla prova la mia fedeltà attraverso varie opportunità: l’ingresso in infermieristica, gli studi presso la Sagaing Development University, il lavoro come insegnante di scuola primaria e altro ancora. Sentii anche una certa pressione da parte di mia madre. Quando mia sorella maggiore divenne suora, mia madre disse: «Ho già avuto l’opportunità di essere madre di una suora; ora lasciami essere madre di un’infermiera». Nonostante il peso nel cuore, scelsi di mettere da parte il desiderio di mia madre. Vedendo la delusione sui volti di coloro che provavano dispiacere per me, nacque in me un pensiero: «Se mi vogliono così bene, allora Dio deve volermi ancora più bene».
In seguito, arrivai davvero a sperimentare e comprendere l’amore di Dio in modo più profondo. Dio mi ha salvata dalla morte tre volte. Ogni volta che mi sentivo vicina alla morte, mi affidavo nelle mani di Dio attraverso la preghiera del Padre Nostro. Immersa nella preghiera e nell’abbandono, fui salvata. Attraverso queste esperienze, ho vissuto personalmente la verità della promessa di Dio: «La tua fede ti ha salvata». Da allora iniziai a confidare fermamente in ogni promessa di Dio che toccava il mio cuore, e il suo amore crebbe sempre più dentro di me.
Alla fine entrai nella Congregazione delle Suore Missionarie della Fede per dare piena realizzazione al mio impegno. Tra le tante congregazioni disponibili, scelsi questa perché desideravo piantare i semi della fede — per quanto piccoli — insieme agli operai della fede di questa congregazione. Anche se pensavo di aver scelto io Dio e la congregazione, arrivai a comprendere la profondità del piano di Dio attraverso questo versetto: «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti» (Giovanni 15,16).
Dio guarda prima di tutto al cuore. Più il cuore viene custodito con attenzione, più diventa prezioso. Qualunque cosa facciamo, più la offriamo a Dio e agli altri, più la nostra vita acquista significato e più scopriamo la gioia del dono di sé. Riflettere sulla vita di santa Teresa di Gesù Bambino mi dona grande forza. La sua pratica di compiere anche i doveri più piccoli con amore e intenzione rimane per me un esempio e un’ispirazione potenti.
Sr. Martha Nnin Nnin, SMF